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Il seminario ha avuto un inizio imprevisto: di fronte al fatto che la maggior parte dei partecipanti non conosceva il testo, basato sulla registrazione di una burrascosa seduta analitica, si è deciso di darne preliminarmente lettura. La “recita” a due voci (Morpurgo impersonava Abrahams, Fachinelli l'analista) ha posto in primo piano gli elementi di una struttura drammatica in senso proprio che, riconosciuta o no, è stata sempre presente nella discussione (il che si è verificato anche nell'assemblea generale, dove è stata chiesta una “replica” della stessa lettura).
La seduta analitica contiene una tensione immanente, legata a una asimmetria di posizioni tra le due parti. In che cosa consiste e che cosa comporta questa asimmetria, qual è il suo fine? Qui si sono intersecati numerosi interventi che, dalla denuncia di “violenza” fatta da Abrahams (e, sulla sua scorta, da Sartre), dalla rilevazione critica di certi elementi “tecnologici” alienanti, presenti nella situazione specifica trascritta da Abrahams, si sono via via rivolti a considerazioni più generali: sul setting analitico, sulla parola interpretante, sul rapporto tra analista e analizzante.
Per Ravasini, il testo è particolarmente interessante e coinvolgente per il lettore analista, in quanto consente una identificazione non soltanto col paziente che protesta, ma anche parzialmente col terapeuta, dato che in ogni analista si annida, tra l'altro, un piccolo