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Gaddini introduce l'argomento proponendo di differenziare il termine “dolore mentale”, che ha posto per argomento del seminario, da altri termini simili. “Dolore psichico”, “psicalgia”, sono termini psichiatrici. “Sofferenza mentale” è un termine generale,
e perciò generico. Si può considerare il dolore mentale come un tipo di sofferenza mentale, ma occorre perciò distinguerlo da altri tipi. Esso non va confuso con l'angoscia, che serve da una parte come difesa dai pericoli istintuali e dall'altra a promuovere altre difese contro quei pericoli, nonché con le varie forme cliniche che l'angoscia può assumere, inclusa l'angoscia depressiva. Inoltre, deve essere distinto da altre forme note di sofferenza mentale, come quella del lutto, o quella causata dalle ossessioni, e in genere dai sintomi ego-distonici. Particolare menzione merita la sofferenza mentale della depressione. Tutte queste forme di sofferenza mentale, ciascuna di origine diversa dalle altre, sono accomunate dal fatto che sono osservabili anche fuori dalla situazione analitica. Esse fanno parte della patologia con la quale i pazienti si presentano a noi per un trattamento. Col termine di “dolore mentale” Gaddini propone invece di intendere un tipo di sofferenza che insorge nel corso di un trattamento, e che può essere di intensità e durata variabili. Spesso è causa di sofferenza atroce. Il fatto che i pazienti sostengono che preferirebbero al dolore mentale qualunque dolore fisico sembra trovare riscontro nel rapporto in cui il dolore fisico si pone a volte rispetto al dolore mentale. Gaddini ha osservato che in certi pazienti il dolore fisico equivale a una “collocazione somatica” di dolore mentale, che non è sperimentabile come tale perché non è tollerabile nell'assetto economico della mente. Egli cita al riguardo due casi di pazienti ipocondriaci, un uomo e una donna, in cui il dolore sine materia in un arto inferiore (l'uomo) e in un cavo ascellare, con sensazione di tumefazione (la donna), si mutar