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“Se osassi permettermi di essere Virgilio ed osassi proporre ai tre relatori di essere Dante allora a mia volta ripeterei i celebri versi che aprono il canto III della Divina Commedia: il canto in cui troviamo l'ingresso all'inferno, il vestibolo degli ignavi, gli angeli senza sesso, il nocchiero Caronte e il passaggio di Acheronte.
Per me si va nella città dolenteper me si va nell'eterno doloreper me si va tra la perduta gente
Poi cambiando ruolo e denominazione, osando diventare io Dante ed essere loro Virgilio, di fronte ai loro scritti, alle loro iscrizioni sulla dannazione schizofrenica e psicotica, allora come Dante a Virgilio direi ai tre colleghi:
Maestro il senso lor m'è duro…”
Con queste parole la mattina del 4 maggio a Firenze Jean Gillibert, Presidente della Società Psicoanalitica di Parigi, ha iniziato nella vasta sala del Pratello Orsini la sua allocuzione di apertura ai lavori del 38° Congresso degli Psicoanalisti di Lingue Romanze sul tema “Organizzazione borderline e condizioni psicotiche”.
Coloro che la psichiatria tradizionale definiva e magari definisce ancora con il termine di atimici, nella esposizione del lucido e pensoso collega d'oltralpe sono diventati, attraverso il linguaggio di Dante, coloro che, al culmine del loro negativismo, hanno compiuto “il gran rifiuto”, hanno perso la “speranza di morte”, non hanno ancora attraversato l'Acheronte e, invidiosi di ogni altro destino, hanno mutato definitivamente il timore in desiderio, il bisogno in masochismo morale ed hanno trasformato il luogo della libertà umana, dove ognuno non è che un altro per gli altri, nella tirannide del grande Altro: sono gli stessi schizofrenici che il nostro mondo moderno secerne e insieme ai quali secerne il pregiudizio, l'apriori attraverso il quale li raccogliamo: la schisi.
Come si può intuire da questo inizio, formalismo e retorica sono stati assenti sia nei momenti più protocollari che nei lavori del congresso, articolati nell'arco di quattro giornate; vi è stata una