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Con questo numero, la “Rivista di Psicoanalisi” entra nel suo venticinquesimo anno. A prima vista sembrano molti: nientemeno che un quarto di secolo, a stare alla misura del calendario. Questa misura è naturalmente corretta, ma presa da sola è un po' come un dato statistico privo delle relative connessioni che gli danno un senso. Voglio dire in primo luogo che la misura di questo tempo può variare, a seconda della relazione in cui esso si trova con il tempo di altre cose, dalle quali non può prescindere senza cadere nell'astrazione; e in secondo luogo che queste sue variazioni relative potranno darci di esso una misura significativa, rispetto a quella del calendario.
Il tempo della nostra Rivista non può prescindere dal tempo totale della psicoanalisi da un lato, e dal tempo di altre Riviste psicoanalitiche dall'altro. Il tempo della psicoanalisi è meno di un secolo, anche se occupa tutto il nostro secolo fin dall'inizio. Nella sua durata ci sta ancora la vita intera di un uomo, vale a dire di appena una generazione. Rispetto all'età media di una scienza è un tempo relativamente breve, ma vissuto per così dire nel suo interno, come noi psicoanalisti lo viviamo, è un tempo relativamente lungo. Questa sua interna durata condiziona in modo relativo la lunghezza o la brevità di altri tempi in esso inclusi, quali sono i tempi delle Riviste psicoanalitiche o delle Società psicoanalitiche.
Avviene così che una delle Riviste più “vecchie” (tempo interno), e certamente la più prestigiosa, The International Journal of Psycho-Analysis, stia appena ora entrando nel suo sessantesimo anno (tempo del calendario), e che una Rivista che si può considerare “decrepita”, The Psychoanalytic Review, ne ha, col calendario, appena sei di più. In confronto, la Revue Française de Psychanalyse, con i suoi quarantatre anni, può considerarsi nel pieno della giovinezza adulta, ma in relazione invece col tempo della nostra Rivista, la