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Delle velleità connesse al progetto psicoterapico (il progetto, da parte di laureati e operatori psicosociali, di fare lo psicoterapista) che sono già state presentate e discusse in termini generali, intendo qui dare esempi concreti presi dalla clinica. Devo premettere che l'argomento che mi sono proposto può dare a chi legge l'impressione di un taglio pessimistico sul problema della formazione degli psicoterapisti: non posso escludere che io abbia, attraverso la mia esperienza, elaborato alcune riserve e una certa diffidenza a questo proposito, ma devo ricordare che il compito che mi sono qui assunto è quello di esaminare proprio le resistenze profonde connesse col progetto e quindi proprio gli aspetti che, sotto un certo punto di vista, possano ritenersi negativi. Questo articolo va pertanto considerato tenendo presenti gli altri contributi che esaminano gli aspetti positivi del problema.
Il metodo di ricerca utilizzato è essenzialmente clinico: consiste nell'esame di casi in cui il progetto psicoterapico, così come lo abbiamo sopra definito, compare nel bel mezzo di un'analisi, che è iniziata per motivi puramente clinici (terapia di una nevrosi), al di fuori di un originario desiderio di impostazione professionale cosciente. Gli esempi clinici non possono, ovviamente, far testo di per sé; sono però, io credo, non solo abbastanza rappresentativi di difficoltà interiori di fondo, e di resistenze connesse al progetto, ma anche espressivi