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Risposte a commenti di B. Arensburg, M. Baranger, L. A. Chiazza.
Leggere il lavoro di Abadi è un piacere. Stile ed erudizione vanno insieme in un apporto realmente valido ed affascinante. Farne un commento è un'altra cosa. Poco si può dire quando tutto lo spazio concettuale di un problema ci sembra occupato, al punto tale ogni commento può apparire superfluo.
Ma un lavoro non solo vale per quello che dice, ma anche per quello che suggerisce, sia mettendo in marcia l'evocazione associativa, sia considerando alcune domande che il testo pone senza rispondere del tutto.
Desidererei soffermarmi su ciò che l'articolo formula come una topica del mito. Una serie di brani si potrebbero considerare centrati nello stabilire le implicazioni topiche del mito. Per esempio, il rapporto del mito con il sogno e il fantasma, con il processo primario e quello secondario, con ciò che è latente e manifesto, ecc.
La domanda riguardo a questi aspetti topici diventa forse necessaria lì dove Abadi arriva ad un punto chiave, il rapporto mito-complesso. Certamente il mito non è il complesso. Il complesso trovò il mito già fatto e in questo senso esso lo precede come oggetto culturale. Bisognerebbe aggiungere che il complesso, come modello teorico