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Sono grata ai colleghi del Centro Psicoanalitico di Palermo che mi hanno dato l'opportunità di affiancarmi alle loro riflessioni, che sappiamo essere sempre feconde e stimolanti, in occasione dell'inaugurazione del Centro di Psicoanalisi di Palermo. Io avevo previsto, in questa occasione, di dire qualcosa intorno al concetto del Sé nell'opera postuma di Winnicott. Quando ho avuto modo di rendermi conto di quale fosse l'argomento centrale della riunione di oggi, ho pensato che fosse più opportuno adeguarsi al tema, pur mantenendo come punto di partenza ciò che dall'ultimo Winnicott si può trarre in merito.
Devo come sempre alla possibilità di discutere con mio marito le osservazioni che vado facendo, alcune delle idee che verranno qui esposte, specie quelle relative al tempo. Esse sono emerse principalmente durante la revisione della traduzione italiana del “Frammento di una analisi” di Winnicott, fatica che andiamo da tempo facendo insieme.
Più si legge sulla questione dei fenomeni transizionali, più questa si dilata nel suo significato, da come la si è vista al suo primo apparire, nel 1953, attraverso il famoso lavoro di Winnicott comparso sull'International Journal. Io credo che questo lavoro abbia segnato un momento storico, per quanto concerne lo studio della realtà, e il paziente come oggetto e come soggetto. In questo senso, né il contributo di , cui tuttavia Winnicott riconosce valore, né quello di , che qualcuno indica come anticipatore di quello di Winnicott, hanno veramente a che fare con il concetto spazioso, dilatato, di area transizionale, che nasce dall'assenza ma presuppone la presenza, e che è basato sulla illusione, e sul graduale disinvestimento di cariche che questa illusione implica.