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Nonostante il tono dell'intervento non posso fare a meno di apprezzarne almeno due cose. Una è che il dissenso abbia trovato la via del dibattito pubblico, cioè delle cose che possono svolgersi alla luce del sole anziché di quelle che si sussurrano nei corridoi. L'altra è che la Rusconi abbia iniziato il suo intervento ponendo una questione di metodologia scientifica.
Sono convinto infatti (come diceva anche Zucchini, nello stesso n. 2 '78 della Rivista di Psicoanalisi, nel suo “Per l'epistemologia”) che questo faciliterebbe il dibattito ed eviterebbe molti equivoci. Tuttavia devo ammettere che nel mio lavoro ho mancato proprio in questo, perlomeno nel senso di dichiararmi esplicitamente in proposito, e quindi utilizzerò questo stimolo per cercare di rendere più esplicito ciò che mi sembrava implicito.
La Rusconi sembra condividere quella corrente di pensiero epistemologico che ha le sue radici nel pensiero di Bacone e che considera la scienza una “verità oggettiva”, in quanto è scienza ciò che può essere dimostrato e non contraddetto dai fatti. Tale corrente si fonda anche sul presupposto che la mente che produce scienza lo può nella misura in cui sa essere un osservatorio neutro per raccogliere i fatti e le relazioni fra i fatti, “così come sono”, e pertanto oggettivi e veritieri.
Io, invece, mi sento di condividere un'altra corrente di pensiero epistemologico, che si è andata sviluppando attraverso la filosofia post-kantiana (per es. H. Vaihinger) ed il pensiero scientifico, in particolare della fisica, scaturito intorno e dalla rivoluzione einsteiniana, a cui ha contribuito ampiamente anche il pensiero di Freud, e che trova attualmente i suoi rappresentanti in quei filosofi della scienza che si dicono genericamente “critici” (del positivismo) (per es. K. Popper). Corrente di pensiero che non solo contesta l'obiettività della scienza, ma attraverso alcuni esponenti (per es. P. Bridgman) mette in dubbio anche l'obiettività dell'osservazione e quindi dei dati. In altr