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Ai tempi di Science and Modern World, Whitehead (filosofo caro a molti analisti) pensava qualcosa che potrebbe esser preso a motto della Teoria dei Sistemi “A clash of doctrines is not a disaster: it is an opportunity”, vale a dire: dallo scontro teorico c'è più da
rallegrarsi che da temere. È dello stesso periodo la sua convinzione che il capitale intellettuale della scienza si sarebbe dissipato finché essa avesse continuato ad affidarsi a un approccio esclusivamente meccanicistico.
La Teoria Generale dei Sistemi quale si è venuta sviluppando negli ultimi decenni - a partire dagli scritti degli anni '20 del biologo von Bertalanffy che ne è il fondatore - si presenta come un nuovo approccio allo studio della realtà. Come dirò, non è lieve la sua influenza non solo sulla psichiatria, ma sulla stessa psicoanalisi. Sintetizzando, parte dal rifiuto del concetto di causalità lineare, fa sua la visione della teoria della Gestalt (per cui il tutto non equivale alla somma delle parti) e tenta di dare all'apertura interdisciplinare il massimo contributo augurabile: quello di una grammatica e di una sintassi metateorica unitaria.
Nei suoi proponimenti di base, la Teoria Generale dei Sistemi, dunque, cerca gli strumenti metodologici per una visione globale, non riduttiva, della complessità della realtà. È noto che, oltre che a Whitehead e alla teoria della Gestalt di Köhler, von Bertalanffy sviluppò il suo progetto parallelamente ad altri scienziati anglosassoni, quali Woodger e Coghill e più tardi a Cannon.
Alla base viene posto il concetto di organismo. Contrariamente alle forze fisiche come la gravità e l'elettricità, i fenomeni della vita si riscontrano solo in entità individuali, gli organismi. Ogni organismo è un sistema, vale a dire un ordine dinamico di parti e processi tra cui si esercitano interazioni reciproche. Analogamente, i fenomeni psicologici si riscontrano solo in entità dotate di una propria individualità. Il disturbo mentale è disfunzione di un intero sistem