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I disturbi psicogeni della eiaculazione e dell'orgasmo maschile non sono stati oggetto di uno studio psicoanalitico sistematico ed esauriente e specialmente trascurata è stata la incapacità a raggiungerli. Il disturbo viene di solito indicato come aspermia psicogena, riferendosi alla mancanza di eiaculazione ed alla incapacità di raggiungere l'orgasmo durante l'attività sessuale (etero ed omosessuale, e talora anche masturbatoria) in assenza di lesioni o di malformazioni che ne possano essere responsabili e quando la possibilità di produrre e di eiaculare il liquido spermatico è altrimenti dimostrato, ad esempio con le polluzioni notturne.
Accanto alle menzioni fatte di sfuggita negli scritti di Freud (1905), Abraham (1924), Ferenczi (1924) (per questo ultimo si tratterebbe di impotenze di tipo anale), una prima trattazione sistematica dell'argomento è stata tentata da Bergler (1935, 1937) in epoca non più recente. Per l'Autore l'uomo trova un sostituto per il seno perduto nel proprio pene e tenta di superare il trauma dello svezzamento per mezzo della coazione a ripetere, per cui riproduce attivamente ciò che ha sperimentato passivamente e rifiuta di eiaculare per vendetta inconscia.
Anche troppo nota è la impotenza organica di Reich (1927) che però non corrisponde affatto al disturbo descritto da Bergler.