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L'accurato e puntiglioso studio dei modelli biologici che stanno alla radice della rivoluzione freudiana ha portato Funari a una chiara messa a fuoco di uno dei punti nodali di contraddizione che agitano attualmente la scienza umana: la struttura e il desiderio. L'antagonismo di queste due istanze dell'essere viene spesso risolto con concessioni più o meno mascherate realizzando il privilegiamento dell'una o dell'altra polarità e salvaguardando poi l'istanza lasciata in sottordine con ridondanti tributi ideologici. Così, spesso ci capita di vedere eluso questo radicale confronto con artifizi mistificanti dove l'ideologia del desiderio serve per esempio a nascondere una latente vocazione strutturale (e insieme normativistica), o, al contrario, l'enfasi ossessiva della struttura (linguistica per es.) ha lo scopo di coprire ma anche di portare alimento al grande magma di un irrazionalismo viscerale.
La passione e la pazienza scientifica permettono a Funari di seguire il percorso della durcharbeit freudiana indicandone i passi della trasformazione dei dati culturali e di esperienza fino alla scoperta della psicoanalisi come metodo nuovo e originale di penetrare l'ordinamento strutturale nel suo confronto, complementarità o interazione conflittuale con le forze pulsionali del desiderio. Il modello realizzato con questa indagine fa da matrice per permettere a Funari di esplorare il potenziale vitale e creativo intrinseco nella funzione della percezione e di presentarne una originale rappresentazione. L'elemento di “desiderio” e le sue diverse vicissitudini, collegato con l'elemento “percezione” stacca quest'ultima dallo stereotipo di funzione passiva