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Nel 1963 Dora Edinger, nipote del famoso neurologo, storica e pedagogista affermata oltreché amica di varie assistenti sociali che avevano lavorato al Centro rieducativo di Francoforte abbattuto dal nazismo, pubblicò in questa città una biografia e un epistolario di colei che quel Centro aveva fondato e diretto, Bertha Pappenheim. L'Istituto Psicoanalitico di Chicago che in quegli anni stava conducendo uno studio sulle origini della psicoanalisi - i cui risultati vennero resi noti sugli Psychological Issues del '76 - considerò degni di diffusione i Briefe curati dalla Edinger e ne provvide quindi la traduzione: arricchito di alcuni dati, uscì così nel '68 “Bertha Pappenheim: Freud's Anna O.”. A quest'opera Lucy Freeman, esperta giornalista e nota divulgatrice di questioni psicologiche, si ispirò liberamente, attingendo ulteriore materiale sia direttamente dalla Edinger che dai numerosi amici e parenti di Bertha Pappenheim sparsi al di qua e al di là dell'Atlantico. Il suo lavoro di ricerca, ultimato nel '72, esitò in questa “The Story of Anna O.”, esauriente per documentazione e di lettura assai piacevole. Soprattutto le prime due delle tre parti in cui il libro è suddiviso - “La paziente” (Anna O.) e “La paladina”