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All'epoca in cui Freud scriveva il suo ultimo lavoro clinico, appunto dedicato a “costruzioni in analisi”, le costruzioni o meglio le ricostruzioni degli archeologi, come quelle di Evans a Cnosso, erano molto criticate come arbitrarie. Ed arbitraria era considerata anche la costruzione analitica evidenziando una asimmetria di posizione nel rapporto analitico in generale, che Freud si sentì in dovere di confutare, affrontando, per la prima volta in modo compiuto, il problema delle costruzioni e correggendo così il pessimismo di analisi terminabile e interminabile.
A ben vedere l'arbitrarietà è confutata fino ad un certo punto, visto che la costruzione analitica ha come suo modello più vicino il delirio. Cos'è dunque la costruzione? Intanto, non è agevole differenziarla dall'interpretazione, anche se questa può considerarsi un momento della relazione analitica, per così dire, obbiettivo, basato sullo stretto materiale dell'analizzato, ove la costruzione è un momento della relazione integrativo, e per ciò più arbitrario, legata alle aggiunte storiche dell'analista, da verificare nella dimensione emozionale. È insomma una costruzione, a cui non si può negare la qualifica di fantastica, e che, come il delirio, possiede un nucleo di verità storica ed una elaborazione narrativa che travalica il nucleo, differenziandosi dal delirio in via quantitativa per ciò che riguarda l'ampiezza del nucleo di verità storica, ed in via qualitativa per il movimento che l'assieme produce nel mondo emotivo della persona.