You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Se proviamo a confrontare l'esperienza clinica psicoanalitica con la metodologia prevalente della ricerca teorica nascono alcuni interrogativi che danno luogo a riflessione.
Teorizzare ha rappresentato sempre un'operazione mentale dell'analista “che tende ad obbiettare e descrivere un apparato psichico paziente”.
Si pone, allora, una prima questione: perché, nel momento della concettualizzazione dell'esperienza, osserviamo sempre una tendenza a scindere il contesto relazionale “analista-paziente” che è il campo dove si producono ed osservano i fenomeni su cui si teorizza? Ciò avviene come se l'oggetto della ricerca psicoanalitica fosse compreso nel contesto “paziente” anziché nel contesto “analista-paziente”. Infatti il concetto più diffuso di analista rappresenta essenzialmente quella funzione legata alla capacità di elaborare il controtransfert, processo attraverso il quale l'analista ricaverebbe