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Da quando Melanie Klein ha introdotto nel 1946 l'espressione identificazione proiettiva nel suo lavoro sui meccanismi schizoidi, il termine è stato largamente usato dagli analisti, in Inghilterra e
l'estero, per descrivere meccanismi e primitive relazioni oggettuali narcisistiche che sono state osservate in pazienti affetti da disturbi nevrotici o psicotici.
Poiché “identificazione proiettiva” è stato usato per molti processi simili, ma non identici, mi sforzerò di individuare e chiarire alcuni problemi relativi a questo termine. Questo contributo è stato originariamente scritto per un simposio sulla “Psicopatologia ed il Trattamento delle Condizioni Psicotiche” per il quale mi fu richiesto di concentrarmi sull'importanza dell'identificazione proiettiva nella struttura dell'Io e nelle relazioni oggettuali del paziente psicotico. Per questo motivo in questo lavoro faccio riferimento principalmente agli stati psicotìci. La discussione è comunque pensata per includere anche l'intero campo dei pazienti affetti da disturbi nevrotici o psicotici nei quali l'identificazione proiettiva gioca un ruolo rilevante.