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Sfogliando questo grosso volume ero rimasto meravigliato dalla elementare esposizione assai didascalica della tecnica psicoanalitica. Tutto mi è stato però più chiaro, quando ascoltando lo scorso 22 marzo a Roma un seminario tenuto ad un gruppo di psicoterapeuti dall'Autore, gli ho sentito pubblicamente dichiarare che non condivideva più la
massima parte del libro, e, in privato, che lo aveva scritto quando era ancora “candidato” della Società Psicoanalitica Americana. Uno dei presenti ha mormorato: “Ed ora cosa ne faccio del libro che ho comprato proprio ieri per ben 45.000 lire”?
A questo punto non conviene entrare nel merito del chilo e 600 grammi di pagine stampate, ma occorre porsi alcune domande. Come ha potuto Langs da “candidato” raccogliere ben “trecento storie cliniche”, frutto di dieci anni di lavoro di supervisione? Confrontando queste affermazioni che Langs ha scritto nella prefazione del libro e ciò che ha dichiarato nel seminario sopra citato, ci si chiede se egli è persona che parla troppo della sua autobiografia o se è un analista che scrive troppe cose inutili e banali.
E l'Editore Boringhieri che ha tanti meriti verso la psicoanalisi italiana (ma anche non pochi demeriti) perché si presta a operazioni puramente commerciali come quella della traduzione di questo libro utile solo ad alimentare la sottocultura delle migliaia di psicologi che vogliono “fare” gli psicoterapeuti?