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Con quello che mi accingo ad esporre vi chiedo un piccolo sforzo: innanzitutto perché viene presentato un lavoro ancora incompleto e in forma condensata; in secondo luogo perché vi si sollecita ad un ampliamento delle conoscenze; infine perché vi si propone di mettervi ad esaminare, anche da punti di vista poco consueti per noi, problemi di psicoanalisi teorica, che tra l'altro sono di solito ignorati nei nostri incontri. Il tema sul quale mi soffermerò è lo stesso trattato in un precedente articolo, dove consideravo il ruolo che nella relazione analitica e in quella madre-bambino svolgono l'attenzione e l'esecuzione intenzionale nel dirigere e regolare lo sviluppo cognitivo.
Lo studio di tale sviluppo ha conosciuto negli ultimi tempi un vistoso incremento: espressione di nuovi atteggiamenti teoretici della psicologia, passata da un'impostazione prevalentemente comportamentista ad una prevalentemente cognitivista; questa espansione di studi è anche il risultato di mutamenti di paradigma intervenuti nelle aree scientifiche adiacenti.
In biologia, dove tuttora spiegazione funzionale ed evoluzionistica appaiono competitive e non in grado di dare un quadro unitario dei fenomeni vitali, la teoria dell'evoluzione non tende più a considerare soltanto le frequenze geniche come variabili dipendenti delle spinte selettive, ma pone attenzione anche al suo reciproco — per l'influenza che esercitano i genotipi sui comportamenti e dunque sulle spinte