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La particolare posizione che Freud occupa nell'ambito del movimento psicoanalitico lo ha fatto oggetto di un numero incredibilmente vasto di pubblicazioni, che però sembrano seguire dei clichés abbastanza rigidamente prestabiliti. I filoni più classici della ricerca, quello della fedele ricostruzione biografica e quello della evidenziazione delle matrici culturali prossime e remote sembrano ormai sufficientemente sfruttate. Quando il libro è scritto da uno psicoanalista appare poi giustificato il timore di trovarci di fronte ad un ulteriore saggio apologetico in uno sterile tentativo di dimostrare il genio di Freud anche quando sosteneva cose non più accettabili e per giungere alla conclusione che tutto era già stato da lui detto e previsto. Fortunatamente Molinari riesce a non essere implicato nelle insidie di questi tre filoni ed a collocare la sua opera in una prospettiva originale e stimolante.
Restando sempre su di un piano generale voglio premettere che il lavoro non si limita a prendere in esame la Traumdeutung e gli scritti di Freud sul sogno, ma riesce ad entrare in un particolare e vivo rapporto con tutta l'Opera freudiana, pur senza farvi molti espliciti riferimenti. Quindi l'Autore non può esimersi dai prendere in considerazione alcuni dei punti oggetti di discussione riguardanti la teoria psicoanalitica nel suo insieme: la diversa posizione di Freud come iniziatore di una teoria clinica che per la prima volta faceva oggetto di indagine scientifica alcuni aspetti della natura umana e l'applicazione a questo campo di indagine di alcuni concetti frutto del suo background culturale.