You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Il libro di Sergio Molinari, Notazioni sulla scienza dei sogni in Freud, mi giunge in un momento particolare: ho appena terminato uno scritto su L'Autoanalisi di Freud e la scoperta delta psicoanalisi di
Anzieu (modello che Molinari ha ben presente) e sto per rivisitare anch'io Freud (Analisi terminabile e interminabile e il Caso dell'Uomo dei lupi) alla luce degli avanzamenti della psicoanalisi. D'istinto, dunque, nelle prime pagine, mi aspetto e trovo una comunanza di interessi, ma quando cerco maggiori conferme, questa comunanza in parte si dissolve. Molinari prende presto altri intricati sentieri, con un fascino tutto loro. Il saggio ha una originalità inaspettata. E almeno in due sensi: uno che per pigrizia chiamerò di contenuto e un altro che chiamerò di forma. Quanto a quest'ultimo, lo stile di Molinari, l'impalcatura del libro, l'intera mise en scène, ricordano la libertà di movimento dell'opera letteraria piuttosto che quella dei tradizionale saggio psicoanalitico. Questa caratteristica, subito evidente nelle pagine di Molinari, mi detta una prima generica considerazione critica: dato che il rigore metodologico qui non mancherà, sono portato a pensare che le regole non scritte della costellazione superegoica che presiede lo scrivere di psicoanalisi abbiano allentato le loro pretese. La Metapsicologia, la mappa “dipinta” sembra aprirsi a spicchio su un firmamento più lontano, forse più inquietante, dove è ancora possibile indagare senza le regole prefissate da una rigorosa strega. Mi spiegherò più oltre.
Come suggerisce il titolo, Molinari nella Traumdeutung rilegge la prima opera miliare della scienza psicoanalitica, alla ricerca di nuovi itinerari di lettura, ma non solo di questo. In particolare si dilungherà sul sogno “omega” della Traumdeutung (“alfa” è notoriamente il sogno di Irma) quello di Brucke e la stagnola, detto anche il sogno del ponte, sogno per lo più negletto. “È del tutto impossibile descrivere gli intricatissimi fini che, in un barbuglio