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Dal 30 maggio al 3 giugno scorsi si è svolto a Taormina il IV Congresso Nazionale della Società Psicoanalitica Italiana.
Il tema prescelto era “La relazione analitica”.
Come è noto, benché la nostra società sia ormai alla vigilia del suo cinquantenario — fu fondata difatti da Edoardo Weiss nel '32 e fin dal '35 entrò a far parte dell'Internazional Psycho-Analytical Association — ci sono stati, fino ad oggi, solamente altri tre congressi: il primo, nell'ottobre '46, celebrava la rinascita ufficiale della corrente psicoanalitica in Italia dopo i drammatici eventi della guerra e delle persecuzioni nazifasciste che avevano disperso e messo fuori legge uomini e idee. Nel '50 si tenne a Roma un secondo congresso, in cui gli ancora pochissimi esponenti della psicoanalisi italiana continuavano a far sentire la loro voce.
È con il terzo congresso — che si è svolto a Venezia nel '76 — che la SPI ha potuto celebrare il momento di una vitale ripresa culturale e societaria; all'epoca di questo terzo congresso il Cui tema era “La realtà psichica: mondo interno e mondo esterno” — i membri della nostra società raggiungevano, tra soci e candidati, il numero di circa 250. Oggi, a soli 4 anni di distanza, siamo ormai quasi 370.
Al Congresso si sono iscritti 107 soci e 110 candidati, più — come è consuetudine nei congressi nazionali ed internazionali in seno all'IPA — sono state accolte come ospiti 24 persone che operano in discipline affini, quali la psichiatria e la psicologia. Erano inoltre presenti come invitati
E. Joseph, presidente dell'IPA, A. Limentani, vice presidente dell'IPA, A. D'Amore, storico del movimento psicoanalitico, nonché i rappresentanti delle due associazioni junghiane in Italia: la presidentessa dell'AIPA, Quagliata, cd il vice presidente del CIPA, Caracciolo.
Ma più che il numero degli iscritti è significativo il numero di coloro che hanno portato il loro fattivo contributo al Congresso: durante i quattro giorni dei lavori, che si sono svolti mattina e pomeriggio