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Cercherò di esporre un modo di vedere il tossicomane che consiste nella traduzione dell'aspetto clinico e del suo corrispondente metapsicologico (secondo lo schema consueto dell'oralità, del narcisismo, dell'arresto ad uno stadio arcaico di sviluppo) nella categoria emotiva della nostalgia. Rovesciamo dunque il detto “bere per dimenticare”, e lo sostituiamo coi “bere per ricordare”, per ricordare un passato che non può rivivere in altro modo. Da anni, l'esperienza clinica di tutti noi, è quella di una sensazione di frustrazione, di inutilità, di quasi impossibilità di approccio nella terapia di queste persone: i risultati apprezzabili passano solo attraverso le istituzioni totali, che tendono a sostituire una dipendenza all'altra, a scambiare, con un vissuto di globalità, un mondo interiore poggiato su una idealizzazione autodistruttiva, con un altro mondo interiore in cui gioca un'altra idealizzazione più socialmente e personalmente innocua. Come si vede, si parte da un punto di vista particolare, e cioè dalla frustrazione di chi tenta di operare in quest'ambito Il senso di inutilità, e quindi l'incomprensione, esprime il nostro impatto con un mondo conchiuso ed autosufficiente, un mondo narcisistico, di chi segue un sogno lontano fuori dalla realtà, fuori dal nostro mondo. Ciò crea una tendenza insanabile all'emarginazione, non di genesi sociale o economica, ma direttamente generata dal mondo interno, e dunque in termini sociali o strutturali, irreparabile. La regola è anzi che quanto più intensa è la difesa dell'emarginato ed il discorso retorico sull'emarginazione,