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L'esperienza clinica psicoanalitica ci mostra che, con una certa frequenza, compare nei sogni dei pazienti lo psicoanalista in persona, visto nel suo aspetto reale, non camuffato. Oggetto di questo lavoro, in accordo con la definizione di Bradlow e Coen (1975), sono quei casi nei quali l'analista è presente “nelle sue guisa”, non trasformato; non ci devono essere ambiguità, l'analista, chiaramente riconosciuto, è un personaggio del sogno, in una situazione nelle quale è chiaro il riferimento al setting ma anche a sue modificazioni. Possono essere considerati esempi tipici, ma non certo esclusivi, frasi del tipo “Ho sognato lei, era tutto come se fossimo qui però non ero sul lettino, ero su una sedia e la vedevo benissimo”, oppure “… ma eravamo ambedue sdraiati”. “Solo che la posizione (o la distanza) era diversa” “Lei era lei ma era più grosso… vecchio… in alto… moro”.
Per brevità indicheremo questo come “sogno della persona dello psicoanalista”.
Sogni di questo tipo sono frequenti: compaiono in circa il 10% della casistica di Harris (1962), nel 9,3% in quella di Rosenbaum (1965). Bradlow e Coen riferiscono che la figura dell'analista in quanto tale compare nel primo sogno dell'analisi nel 3% circa dei