You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Se Anna Freud 6 può dichiarare che, malgrado le crisi incontrate nel mondo interno e nel mondo esterno, la sua identità non le è mai apparsa in pezzi, grazie al fatto che per lei identità personale, identità professionale e identità sociale son sempre state tutt'uno, la stessa fortunata coincidenza appare difficilmente ripetibile, perché a nessun altro è dato d'esser figlio prediletto e non indegno erede materiale e spirituale di tanto padre. Per noi comuni mortali si può dunque parlare di un'identità personale e di un'identità professionale distinte e fra loro in un certo rapporto dialettico, che può risolversi anche in una fusione quando, come nel caso trattato dalla Nobili, l'identità professionale debba progressivamente saldare un'identità personale acquisita solo attraverso il “training” e il conforto di un'attività clinica praticata con amore ed interesse; ma più spesso dovrebbe concludersi in una articolazione armoniosa e tanto agile da poter tollerare, senza disintegrazione dell'identità personale, una sia pur traumatica disarticolazione. Tale rapporto, anche quando non si tratti, per l'una o per l'altra o per ambedue, di false identità, può tradursi in una certa patologia — da un lato fino al dogmatismo, dall'altro fino alla finzione — allorché le due identità si mantengano scisse o quella professionale psicoanalitica più debole venga piegata alle esigenze mondane di una più forte identità personale.
Se siamo qui riuniti per parlare della nostra identità, se il tema non ha richiamato solo il nostro interesse ma è stato oggetto di discussioni e convegni, va riconosciuto che il nostro mestiere, centrato