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“Io penso che le difficoltà del nostro lavoro analitico vengano accentuate da una inadeguata teoria semantica ed in particolare dall'uso della teoria agostiniana, come se fosse valida per l'intero campo. Wittgenstein (1) ha deprecato questo punto di vista e mi sembra che egli prospetti una teoria più ampia ed insieme realistica”.
In francese, la parola transfert è un deverbale di transférer (e ripropone la 3a persona sing. del lat. “transferre”).
La voce risulta attestata per la prima volta nel 1724, nel linguaggio commerciale (Dictionnaire etymologique de la langue française, di Bloch, 1961). Attestazioni posteriori al 1724, sempre di ambito commerciale, sono i sintagmi fr. transfert-recette e transfert-paiement (a partire dal 1872). Ulteriori accezioni di attestazione ottocentesca (1a metà) e della 2a metà del '900 sono registrate nel
“Französisches etymologesches worterbuch” (P.E.W.) di W. Wartburg '67.
Secondo il Pétit Robert (Dizionario), l'accezione psicologica è attestata a partire dal 1879, mentre quella psicoanalitica è posteriore (inizio del XX sec.).
In italiano, la voce transfert (nell'accezione psicoanalitica) è verosimilmente di provenienza francese. La prima attestazione (probabilmente retrodatabile) registrata dal Dizionario enciclopedico italiano è del 1949.1 vocabolari italiani della 2a metà dell'Ottocento (Tommaseo-Bellini, Crusca, Rigutini-Fanfani, Petrocchi) non registrano la nostra voce.
Accezioni non psicologiche o psicoanalitiche possono riscontrarsi nel Lessico universale italiano s.v., ove si suppone anche una irradiazione del termine dall'inglese al francese (ipotesi esclusa dal F.E.W. di Wartburg), e dal francese all'italiano (1).
È interessante menzionare la lessicografia della voce transfert riportata nel Dizionario di psicologia curato da Arnold Eysenck, Meili (E.P. 75) e dovuta a I. Lopez Ibor.