You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Il volume raccoglie per la prima volta gli scritti dedicati da Piaget alla psicoanalisi e illumina così un aspetto suggestivo e poco noto del suo itinerario.
L'intenzione del curatore appare fra l'altro quella di riuscire a cucire l'itinerario scientifico con quello personale di Piaget. Così la collocazione temporale dei saggi, rispettivamente del 1920, 1933 e 1971, viene letta nella introduzione come corrispondente a momenti significativi della sua vita e della sua evoluzione scientifica.
Ciò appare particolarmente evidente nel primo lavoro, “La Psicoanalisi e i suoi rapporti con la psicologia del bambino”, che egli scrisse nel 1920 poco prima di iniziare la sua breve analisi con Mme Spielrein, allieva dì Jung, adesso ben nota a ragione della pubblicazione del suo diario personale e del suo epistolario (Aldo Carotenuto: Diario di una segreta simmetria: Sabrina Spielrein tra Jung e Freud Astrolabio ed.).
Questa analisi Piaget, al Congresso dell'Associazione Americana di Psicoanalisi del 1970, definirà “didattica”, come se, quando egli la intraprese o forse solo successivamente, volesse privilegiarne il carattere formativo piuttosto che quello terapeutico. Questa analisi invece bisogna collocarla attorno all'anno 1921, in un periodo segnato, come appare nella sua autobiografia, dall'interesse per lo studio della psicologia clinica e dall'emergenza di difficoltà personali consistenti.
Da una parte la frequenza della clinica psichiatrica di Bleuler e le sue lezioni, la scoperta della psicoanalisi attraverso la lettura di Freud e della rivista “Imago”, le conferenze di Pfister e Jung, dall'altra la paura di “meditazioni solitarie”, “la paura di divenire vittima dell'autismo”, e la decisione nella primavera del 1919, in rapporto ad “una certa agitazione inquieta” di andarsene nel Valais ad applicare il metodo statistico di Lipp per uno studio biometrico