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In questo mio intervento cercherò di tratteggiare alcune caratteristiche di quei pazienti che più degli altri ci inducono a riflettere sui “momenti perversi della relazione”. Per lo meno in via provvisoria, terrei valida la locuzione “perversione del transfert” intendendo con questo che il paziente sembra fare un uso speciale del transfert, cioè non quale veicolo del mondo interno, ma quale supporto per specifiche fantasie che sembrano rifarsi ad un progetto criptico riguardo l'analisi. Questo è anzi vicino a un paradosso del tipo “accetto di entrare in rapporto con questo personaggio - l'analista - purché egli sia d accordo di non fare l'analista”.
Mi riferirò qui soprattutto a quello che si vede “dalla parte del paziente” lasciando ad altri colleghi l'esplicitazione delle componenti controtransferali o controidentificative che, ben inteso, sono in questo ambito più che mai inscindibili dalle componenti transferali.
Si tratta di pazienti indenni per lo più da perversioni nel senso clinico (anche perché in questi casi il rischio della collusione controtransferale è molto più ridotto). In questi pazienti, invece, per momenti più o meno lunghi del rapporto analitico, la perversione sembra “governare parti scisse del Sé”. Spesso, al contrario che nei perversi in senso clinico, questi pazienti tendono a presentarsi, all'inizio, con le caratteristiche del futuro “paziente modello”. I casi cui mi riferisco sono presentati come spunti di situazioni esemplificative, più per dare uno stimolo evocativo che per offrire un quadro completo. Qui non mi pare possibile la presentazione di resoconti dettagliati.