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Assumendo l'ipotesi meltzeriana che lo stato di “perversità” è una parte del processo totale del funzionamento mentale, qualcosa in cui ci imbattiamo costantemente e da cui nessuno è esente, il mio particolare interesse si è venuto focalizzando sulle difficoltà che lo psicoanalista incontra nella elaborazione del proprio controtransfert nel momento in cui tale perversità può invadere la situazione analitica, organizzandosi in forme di deviazione della situazione relazionale. L'interesse di cogliere tali situazioni allo stato nascente deriva dalla tendenza degli “stati di perversità” ad organizzarsi in “perversione”. Se è pur vero che chiunque ha un elemento di perversità nella propria vita mentale, resta fondamentale indagare tutta una serie di situazioni, di “fatti privilegiati” da cui può derivare un intralcio di tipo particolare nella relazione e nella comunicazione tra paziente e analista.
È allora che il processo si arresta in forme ripetitive, che indicano la difficoltà della relazione, con sentimenti di insoddisfazione, di disagio e di sterilità. Ed è allora che, alla ricerca di un modo nuovo di vedere un materiale già a lungo osservato, di sperimentare un vertice nuovo di osservazione che ci permetta una presa di coscienza rivelatrice, si ricorre sovente alla supervisione, in una attesa piena di speranze.
E qualcosa di molto particolare senza dubbio sembra avvenire se, nel re-incontrare il paziente, si può osservare la validità del lavoro effettuato nella supervisione per tutta una serie di modalità nuove di relazione che vengono presentificandosi in una alternanza di situazioni