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Ho diviso questo intervento in quattro punti. Nel primo punto vengono descritti elementi dinamici intrapsichici e relazionali, nel secondo punto viene presentato un modello eziopatogenetico analogo alla formazione del balocco feticistico, nel terzo punto vengono specificate analogie con il transfert tossicomane, nel quarto viene precisato il punto centrale cioè l'origine e la natura della disfunzione patologica dell'oggetto buono idealizzato.
I) La struttura della relazione del transfert perverso così come si è evidenziata in due anni di lavoro di gruppo su questo argomento è apparsa molto complessa.
Già Meltzer aveva sottolineato la natura complicata delle perversioni in generale e questo sforzo d'indagine sulla natura della perversità, quando essa si precisa nella relazione analista-analizzato, ha confermato e permesso di ampliare i caratteri di questa complessità. Sembra quindi temerario in questa complessità cercare di estrapolare un ordinamento condensato in un unico modello interpretativo generale.
Alcuni indizi presenti nella generalità dei casi studiati (tra loro peraltro molto diversi) hanno tuttavia suggerito l'idea di affrontare questo compito con qualche speranza.
Tali elementi si possono indicare nei seguenti fatti:
assenza di uno spazio relazionale stabile o per lo meno sottoposto a delle oscillazioni comprensibili e riportabili a un definito “significato della esperienza”. Ciò si realizza sul ben noto paradosso
controtransferale per cui questi pazienti vengono presentati come “troppo coinvolgenti” e contemporaneamente come persone “impossibili da raggiungere” (troppo vicini e troppo lontani insieme);
disfunzione dello sviluppo di un “tempo relazionale”: questa disfunzione è tanto più evidente in quei pazienti in cui la relazione perversa tende a perdurare nel “tempo cronologico” 1. Il momento fenomenologico più evidente di questa disfunzione si esprime nello sforzo quasi disperato di questi pazienti di “annullare le conseguenze” che si collegano al verifi