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Il confronto fra psicoanalisi e psicoterapia, argomento di frequenti discussioni all'interno della SPI negli ultimi anni, mi pare monco di un terzo interlocutore, la psichiatria, precipitato contorto e instabile, formatosi in secoli, di scienze naturali e di scienze sociali, soggetto negli ultimi decenni a trasformazioni tali da non permettere di riconoscere nel loro sottrarsi “al principio di cambiamento, che le esclude dal campo delle istituzioni di lavoro realistico” la caratteristica primaria delle istituzioni psichiatriche, come era parso a Napolitani appena un decennio fa. La dinamicità delle istituzioni psichiatriche fa anche presumere un crescente interesse per la psicoanalisi - un'ipotesi verbalmente trasmessa da Hautmann - a seguito del riavvicinamento di parti psicotiche e non psicotiche che sostituisce le precedenti modalità di distanziamento (ricovero temporaneo in occasione di breakdowns) o di esclusione (manicomializzazione) delle parti psicotiche. L'esclusione della psichiatria dal confronto con psicoanalisi e psicoterapia sembra invece soggiacere a quel meccanismo di scissione che alcuni (Berti Ceroni, 1978; Kluzer e Guerrini) riscontrano in molti tecnici e in molti pazienti fra psicoterapia - nella quale viene