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Con parole non molto diverse da quelle che, circa due anni dopo, inserirà ne L'Interpretazione dei Sogni, così Freud scrive all'amico Wilhelm Fliess, il 15 Ottobre 1897: “Ho trovato amore per la madre e gelosia verso il padre anche nel mio caso ed ora ritengo che questo sia un fenomeno generale della prima infanzia… Se è così, si comprende l'interesse palpitante che suscita l'Edipo re, nonostante le obiezioni che la ragione oppone alle premesse del Fato… il mito greco si rifà ad una costrizione che ognuno riconosce per averne sentita personalmente la presenza. Ogni membro dell'uditorio è stato un volta Edipo in germe e in fantasia e, da questa realizzazione di un sogno trasferita nella realtà, ognuno si ritrae con orrore… (i corsivi sono miei, S.M.). Ho trovato) scrive dunque Freud, in un eureka appena trattenuto: ma dove, dobbiamo chiederci, Freud ha trovato? E quali sono state le tappe che lo hanno portato a questo “fatale”incontro con il mito di Edipo, incontro che ha segnato sia il suo “destino” personale, sia quello dell'intera psicoanalisi? Per rispondere a queste domande e per cogliere il senso della “svolta” operata da Freud nel 1897, conviene ripercorrere, a grandi linee, i suoi precedenti