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Nel suo libro “Invidia e gratitudine” Melanie Klein afferma:“Nel corso dell'analisi dobbiamo essere preparati ad incontrare oscillazioni fra miglioramenti e ricadute, che possono manifestarsi in molte forme. Il paziente ha per esempio provato gratitudine ed apprezzato la capacità dell'analista. Ed è proprio questa capacità, causa di ammirazione) a dare l'avvio al sentimento di invidia”.
L'affermazione che l'invidia è preceduta e scatenata dall'ammirazione appare solo in questo passaggio, ma in tutto il libro è ricorrente e fondamentale il concetto dell'attacco invidioso all'oggetto buono o comunque portatore di qualità di cui il soggetto è privo.
L'accento sulla primarietà dell'invidia, che nella sua forma pura si avvicinerebbe più di ogni pulsione all'istinto di morte, sembra porre in ombra ciò che pure appare di immediata evidenza, cioè che per invidiare un oggetto bisogna averlo prima ammirato.
L'ammirazione esprime un sentimento di sorpresa nascente da cosa straordinaria e sempre inaspettata. I dizionari danno come sinonimi: “stima, lode, meraviglia, venerazione, estasi”. L'energia di cui viene investito l'oggetto ammirato è di natura libidica: nel momento dell'ammirazione esso è rispettato ed esaltato e a costituirlo concorrono percezioni di elementi reali, il seno colmo di latte-vita, e proiezioni di parti libidiche e ideali del soggetto.
La sequenza di stati emotivi e conoscitivi che intercorre fra il tempo psichico dell'ammirazione e quello dell'invidia è costituito da