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Questo mio breve intervento vuole essere una integrazione alla teoria della funzione alfa di Bion nella veglia e nel sogno. L'ipotesi etologica, (Inbergen, 1951) confermata da numerosi dati neurofisiologici (Mancia, 1975, 1976, 1980) che il sonno possa essere considerato una forma di istinto, radicata quindi nella vita pulsionale dell'individuo e attivata dall'energia che risiede nell'inconscio, dove fasi preparatorie o appetitive si alternano ritmicamente a fasi consumatorie, permette un approccio pluridisciplinare al fenomeno sonno-sogno e dà alla psicoanalisi gli strumenti per una integrazione delle conoscenze derivanti dalla pratica clinica e per un arricchimento delle teorie che Freud (1900) ha proposto nella Interpretazione dei Sogni.
Non è qui la sede per puntualizzare le conferme e le smentite che la moderna eto-neurofisiologia ha portato alla teoria di Freud. Molte delle conferme sono state clamorose come quella relativa alla universalità biologica, almeno fino agli uccelli, di quello stadio che nell'uomo è correlato con i sogni e alla necessità di questo particolare stadio REM parallelo all'attività mentale di tipo onirico, per una normale crescita e vita mentale o, perfino, per la stessa vita biologica.
Mi interessa invece in questa sede, dedicata al pensiero di Bion (1963, 1965) e alla rilevanza biologica di alcuni suoi modelli nati dalla esperienza della psicoanalisi, mettere in relazione alcuni aspetti delle sue teorie ed i contributi più recenti che la eto-neurofisiologia e la psicologia sperimentale hanno portato in tema di attività mentale correlata