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Freud impiegò l'intero arco della sua attività di ricercatore nel campo psicoanalitico per proporre l'accoglimento della disciplina, di cui fu il fondatore, tra le scienze, piuttosto che tra le arti o le religioni. Dal “fino” Progetto all'“Io e l'es”, dal “Settimo capitolo” dell'“Interpretazione dei sogni” fino alle “Nuove lezioni introduttive” egli sostenne questa proposta, della cui accettabilità era convinto.
Altrettanto convinto di ciò è stato W. R. Bion, la cui opera continua quella di Freud, anche sotto il particolare aspetto di proporre la psicoanalisi all'attenzione degli uomini nel suo statuto di scienza.
Mi sembra opportuno rixcordare come il posto della psicoanalisi non possa essere al di fuori di quella attribuzione di scientificità che Freud le rivendica in “L'avvenire di una illusione” (1927), e nel capitolo sulla Weltanschauung scientifica delle “Nuove lezioni introduttive” (1932), dove egli così si esprime:
“La psicoanalisi, a mio parere, è incapace di crearsi una sua particolare Wettanschauung. Essa non ne ha bisogno, è parte della scienza e può dunque aderire alla Weltanschauung scientifica. Questa, tuttavia, quasi non merita tale nome altisonante, perché non abbraccia ogni cosa, è troppo frammentaria, non ha alcuna pretesa di essere un tutto in sé compiuto e di costituire un sistema… Chi fra di noi mortali è insoddisfatto di questa Situazione, chi pretende qualcosa di più per trovare una momentanea consolazione, cerchi questo qualcosa dove pensa di poterlo trovare” (p. 284).