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Circa dieci anni fa, sfogliando un numero della Rivista Argentina di Psicoanalisi, capitai per caso sopra un brevissimo articolo intitolato “Notas sobra la memoria y el deseo”, che mi colpì in modo particolare: quello che qui appariva inquietante, non era solo il contenuto, di per sé così sorprendente, ma lo stile insolito, assolutamente inatteso per un lavoro scientifico. Questo allora per me quasi sconosciuto autore non proponeva, ma proclamava in modo reciso, secco e quasi ermetico, queste affermazioni: “La memoria è sempre equivoca come registro dei fatti, perché subisce distorsioni a causa dell'influenza di forze inconsce. I desideri interferiscono nel funzionamento del giudizio, in rapporto all'assenza della mente quando l'osservazione risulta essenziale. I desideri ostacolano il giudizio perché selezionano e sopprimono il materiale per giudicare…
Per l'analista, ogni seduta deve mancare di passato e di futuro.
Quello che “si sa” sul paziente, manca di importanza, è falso o irrilevante. Se tanto il paziente che l'analista “lo sanno” allora è obsoleto. Se uno dei due “lo sa “e l'altro no, vuol dire che interviene una difesa o un elemento della categoria 2 della griglia.
L'unica cosa importante in qualsiasi seduta è l'ignoto, quello che non si conosce, e nulla deve impedirci di intuirlo”.
“La memoria e il desiderio di W. R. Bion “. Questo articolo è comparso originalmente nel The Psychoanalytic Forum, Volume II, number 3 1977, John A. Lindon, M.D., Editor. Viene qui riprodotto per gentile concessione del The Psychiatric Research Foundation.