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Per molto tempo non mi è stata chiara l'accezione in cui Bion usava il termine “catastrofe”, e in quale rapporto la sua “catastrofe” stesse con il “break-down” di Winnicott. Com'è noto la parola catastrofe significa in greco sovvertimento, sconvolgimento, inteso come scioglimento del nodo di una azione, come in un dramma. Chambers, il “Dizionario inglese del XX° secolo”, fa notare la derivazione etimologica della parola dal greco “kata” = giù e “strephein” = rivoltare, e definisce “catastrophe” in questi termini: un sovvertimento; un evento finale; una infelice conclusione; una calamità.
Bion ha parlato di “cambiamento catastrofico”, mai di catastrofe, in diversi punti della sua opera, e specificamente in “Attenzione e interpretazione”5, in “Apprendere dall'esperienza”2 e soprattutto, in “Trasformazioni”3. Nel 1966, aveva anche presentato un lavoro con questo titolo4 all'Istituto di Psicoanalisi di Londra, peraltro mai pubblicato separatamente, altro che sul Bollettino dell'Istituto stesso.
L'immagine della catastrofe e della estrema confusione che prova lo psicoanalista allorché lavora in profondità con adulti psicotici era stata anche da Bion associata2, con una felice similitudine, alla situazione