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Vorrei presentare a questo convegno un piccolo oggetto inedito di Bion che mi sembra illumini un aspetto del suo modo di lavorare e che rende forse più esplicito uno dei problemi in cui era molto immerso soprattutto verso la fine della sua vita, e cioè, come far presente al lettore o all'ascoltatore le emozioni con le quali sono intrise le formulazioni astratte delle teorie psicoanalitiche.
Questo tipo di problema è sempre stato presente nell'opera di Bion fin da Second Thoughts in cui afferma che “la materia trattata dalla psicoanalisi è tale da non permettere l'uso di qualsiasi forma di comunicazione che può provvedere alle esigenze di un problema nei momenti in cui il problema stesso è assente”. Questa frase mi sembra implichi che fosse già presente nella mente di Bion il desiderio di rendere emotivamente presente al lettore l'argomento del discorso in modo tale da poter subito discuterne con immediata presa di coscienza degli aspetti emotivi. Questo genere di preoccupazione ha informato, mi pare, la scelta dello stile atipico della trilogia “A Memoir of the Future”, testo, tra l'altro, di cui si è parlato poco in questo convegno e che probabilmente fa parte di quanto dovrà ancora essere molto ben digerito, come ha detto Meotti, prima di diventare disponibile per essere dimenticato, ed è il motivo principale dell'alternarsi in questi libri di brani fortemente evocativi emotivamente ad altri di commento critico e riflessione. Ritengo, però, che questo problema avesse già ricevuto un altro tipo di soluzione che non fosse puramente letteraria,