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Affermando di essere innanzitutto interessato alla pratica dell'osservazione psicoanalitica, Bion è indotto a più riprese a fare i conti con la classica teoria edipica freudiana: verso di essa, egli propone un atteggiamento di “intelligente fedeltà” (1963, p. 73) (*) che, per quanto lo concerne, è ritrovabile in tutta la sua opera. Tuttavia, primi rilievi critici di Bion sono, a tale riguardo, piuttosto oscuri e non sembrano portare particolari novità: ad esempio, quando considera come delitto centrale di Edipo la sua superbia (arrogance) o quando, in modo analogo, ipotizza l'esistenza di legami di natura non libidica tra individuo e gruppo (1961, p. 186), dopo aver prospettato la convenienza di percepire i fenomeni di gruppo contemporaneamente e come “centrati sulla situazione edipica” e come “centrati sulla sfinge e collegati al problema della conoscenza e del metodo scientifico” (1961, p. 16).
Un lettore disattento potrebbe, per un attimo, pensare di trovarsi di fronte ad un tentativo di annacquamento, alla Jung, dal concetto freudiano di libido) se non fosse costantemente presente, in ogni testo bioniano, il richiamo al pensiero di M. Klein e se non fossero di derivazione kleiniana la maggior parte delle teorie che Bion ritiene debbano far parte, come “prolungamenti della situazione edipica”