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All'interno della relazione analitica fondata sulla dinamica transferale-controtrasferale e circoscritta nei limiti del setting, è possibile talvolta riconoscere l'instaurarsi di una tregua nel conflitto incessante tra istanze narcisistiche e oggettuali. Due aspetti della relazione favoriscono questa pausa e la rendono parimenti precaria: il tempo e lo spazio analitico. Il tempo analitico, scandito dal ritmo rassicurante ed eguale delle sedute, segnato da un inizio ma con un termine ultimo lasciato nel vago, sembra promettere una esclusione del tempo reale, quale almeno è concepito in ogni umano contratto. Analoga suggestione nasce dallo spazio analitico: la stanza dell'analisi tendenzialmente eguale per escludere ogni variazione o sorpresa, la posizione reciproca di analista e analizzando rigidamente immutabile, l'insieme più sfondo che figura per permettere, nel gioco delle emozioni transferali e contro transferali, la libera emergenza dei fantasmi del mondo interno.
Tuttavia perché l'analisi non sia solo al servizio della regressione, ma permetta un progredire dell'insight e un rafforzamento dell'Io sulla strada della maturazione personale, è necessario che il tempo-spazio soggettivo dell'analisi sia confermato nel suo carattere di tregua, un viaggio guidato che pur nell'apparente vagabondare dei due viandanti, sia inteso verso una meta, un termine. Il rischio lucidamente previsto da Freud10 dell'interminabilità dell'analisi si oppone a questo termine. Da sempre questo rischio preoccupa gli analisti,