You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Il giorno 25 aprile 1981, nelle sale dell'antica biblioteca Querini Stampalia di Venezia, alla presenza del presidente e del segretario della Società psicoanalitica italiana e di numerosi colleghi provenienti dalle varie città d'Italia, e stato inaugurato il “Centro veneto di psicoanalisi”.
Sono state presentate tre relazioni celebrative, che qui pubblichiamo.
Debbo anzi tutto dite qualche parola su questo ambiente che ci ospita per la nostra inaugurazione del Centro psicoanalitico veneto: sono parole che sgorgano dai miei lontani ricordi adolescenziali. Perché proprio in questi locali della Biblioteca Querini Stampalia, negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, diciamo dal 1911 al 1915, io mi son fatto la mia cultura di base. Venivo qui, dopo la scuola, al Liceo Marco Foscarini, in fondamenta S. Caterina; e trovavo a mia disposizione tutto ciò che in campo scientifico, letterario e filosofico, la scuola assolutamente non mi offriva.
Con me frequentavano allora queste sale Nino Valeri, lo storico, nipote del poeta Diego, Gigi Pancrazi, fratello di Pietro, e nel '15, quando l'Austria era già in guerra, alcuni triestini profughi, come i fratelli Slataper.
Mi trovo dunque in una specie di mia vecchia casa. Dicevo che qui attinsi gli elementi fondamentali per la mia formazione culturale: oltre alla conoscenza di contemporanei di casa nostra, come Croce, gli scrittori del gruppo della Voce, le pubblicazioni della Cultura dell'anima, dirette da Papini, e dei logici e matematici, come Vailati e Enriques, ebbi qui accesso a molte opere straniere, che si pubblicavano allora, e che altrove qui a Venezia non si trovavano: quali i Cahiers de la quinzaine, con gli scritti di Péguy, Romain Rolland e Daniel Halévy, le Pièces plaisantes et déplaisantes, di Ber-nard Shaw, tradotte in francese ma non ancora in italiano. Così pure