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Constatando come questo nostro incontro sia stato (evidentemente) una occasione di superamento di ostacoli spaziali, è da tener conto che questo superamento è sovradeterminato e che l'effetto centripeto di Venezia ha giocato probabilmente un ruolo preponderante. Sia questo effetto che quegli ostacoli non vanno disgiunti dalla insularità di Venezia, che ci si presenta dunque fin d'ora — potremmo dire — quale oggetto suscettibile di investimenti ambivalenti (e non solo da parte dei “foresti” ma anche dei veneziani stessi). Qualche cosa di simile si potrebbe dire della Psicoanalisi e degli psicoanalisti, con il vantaggio per questi ultimi (almeno in teoria) che essi quotidianamente verificano come non esista praticamente realtà che non sia codeterminata da motivazioni conflittuali e come queste possano avere uno sbocco creativo ovvero distruttivo.
Lord Snow, nel suo celebre “Le due culture”, si dice angosciato, più spesso di quanto non vorrebbe, da un mito storico.
“Che il mito sia storia attendibile o no, — egli scrive — non importa; per me è un po' ossessivo. Non posso fare a meno di pensare alla Repubblica Veneta nel suo ultimo secolo di vita. Come noi, i veneziani erano stati una volta favolosamente fortunati. Erano divenuti ricchi, come noi, per caso. Avevano acquistato una immensa abilità politica, proprio come noi. Buona parte di essi erano uomini dal temperamento tenace, realistico, patriottico. Essi si resero conto, con la stessa chiarezza con la quale ce ne rendiamo noi, che la storia aveva cominciato a muoversi contro di loro. Molti di essi cercarono