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Devo subito riconoscere a Mariateresa Bonaccorsi, oltre alla competenza specifica, il coraggio che ha mostrato nello scrivere un libro come questo, in cui concetti relativi alla teoria ed alla tecnica psicoanalitica si intrecciano ad ipotesi neurofisiologiche, in un tentativo, in gran parte riuscito, di dimostrare le possibilità interazionistiche tra la mente ed il cervello, la parola ed i circuiti operativi cerebrali, le emozioni e le funzioni fisiologiche più evolute, la costanza e la continuità dell'intervento interpretativo e le modificazioni di quadri elettroencefalografici. In un momento come questo in cui le ipotesi dualiste-interazioniste sembrano dominare la ricerca epistemologica , il lavoro delta Bonaccorsi e la sua impostazione metodologica può essere interpretata come un'evidenza in favore dell'ipotesi che la mente con i suoi oggetti può esercitare un'azione sui processi di natura neurofisiologica, azione che può essere intesa, alla luce di quanto scrive Eccles come capace di coordinare, modulare, integrare in un'operazione unitaria le informazioni che dalla realtà sensoriale filtrano, attraverso la interfaccia rappresentata da aree corticali del cervello associativo, ma aggiungerei appartenenti anche a strutture sottocorticali più complesse, nella mente cosciente e nei vissuti che di questa mente sono attributi.
La storia è nota e raccontata con molta partecipazione sin dallo inizio del libro: essa riguarda un'esperienza di tipo psicoterapico con bambini affetti da turbe neurologiche organiche (epilettici, disritmici, cerebrolesi) o da turbe psichiche di tipo autistico. Le estreme difficoltà cui andava incontro non venivano certo negate. “Sapevo che i