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Ezio Cirincione è persuaso che la teoresi kleiniana, pur definitivamente acquisita in tutta la sua fecondità, sia troppo incentrata su ciò che primariamente l'Io del bambino proietterebbe sugli oggetti circostanti
ed è preoccupato che ciò comporti uno sbilanciamento della metapsicologia analitica in senso innatista (con quel tanto di colpevolizzazione del soggetto che questo comporta): “Si sminuisce cioè il peso che la personalità e il comportamento dei genitori, come veramente sono verso di lui, hanno per il bambino. È il bambino che li attacca, li invidia, li scinde o li distrugge e non ha troppa importanza se essi, personalità già strutturate, lo amano o lo rifiutano, lo accettano o lo escludono, lo fanno oggetto delle loro cure o scarico per le loro tensioni” (pagg. 8-9).
Egli si propone quindi, per così dire, un riequilibrio della teoria che assegni agli oggetti esterni il giusto peso nella costituzione della struttura dell'Io e, seguendo Fairbairn come proprio “maestro e autore”, volge l'attenzione ai processi di introiezione e alle vicissitudini degli oggetti interni così come vanno costituendosi in relazione con gli oggetti del mondo esterno.
La libido non ricerca il piacere, bensì l'oggetto. Non si introiettano propriamente oggetti, bensì “polioggetti” e cioè differenti aspetti dell'oggetto, diviso e moltiplicato per effetto di una universale propensione schizoide.
Il bambino introietta le parti buone e cattive dell'oggetto, associando all'Io libidico le prime, al “sabotatore interno” le seconde.
Il “sabotatore interno”, sedimentazione di oggetti cattivi interiorizzati, è concetto dinamico da preferirsi all'istinto di morte, in odore, ancora, di statico innatismo.
Le precedenti proposizioni riassumono, in verità drasticamente e allo scopo di provocare attenzione, alcuni degli accurati, diligenti, puntuali capitoli del saggio. Del quale abbiamo preferito, per ricchezza di argomentazioni e varietà di rimandi, il capitolo 10o: Rapporti oggettuali e schizofrenia e