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Anche se il sintomo “agorafobia” può essere legato alla presenza di angosce di tipo diverso, ad esempio paranoidee, nella sua modalità più tipica esso si riscontra nella sindrome claustro-agorafobica (Weiss, 1964).
È ben noto che nella diagnosi psicopatologica, più che tenere conto dei sintomi, è importante mettere in evidenza delle modalità di rapporto (Pazzagli e Manfredi, 1979) ed in questo senso la sindrome claustro-agorafobica sembra costituirsi come unità peculiare. Se infatti in ogni persona coesistono e si alternano modalità di rapporto di tipo diverso, in questi pazienti l'esperienza clinica mostra che una modalità di rapporto d'oggetto di tipo fobico è dominante, quasi esclusiva. Si intende come rapporto fobico quello caratterizzato dalla necessità di stare sempre accanto all'oggetto ma di non incontrarlo mai, attuando una serie di manovre di evitamento che garantiscono nel contempo dalla possibilità della separazione ma anche dalla paura dell'incontro (Bleger, 1974).
Fairbairn (1952) descrive lo stato fobico in termini simili:”
Il comportamento dell'individuo è caratterizzato sia da sforzi disperati per separarsi dall'oggetto sia da sforzi disperati per ottenere la riunione con l'oggetto: tentativi disperati per scappare dalla prigione e tentativi disperati di ritornare a casa. C'è in primo luogo una costante oscillazione fra questi atteggiamenti a causa dell'angoscia