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La frequente incidenza di comunicazioni extrasensoriali nella mia pratica analitica mi ha spinto a riflettere sul significato di queste esperienze. Per il modo in cui si sono svolte e per il grado di profondo coinvolgimento in cui mi sono trovata a viverle, ho sentito l'esigenza di comprenderle meglio anche perché un'accresciuta consapevolezza mi aiutasse a padroneggiarle maggiormente.
Ho cercato il più possibile di sgombrare il campo da preconcetti e pregiudizi, ho perfino cercato di mettere in parentesi, nei limiti in cui ho potuto, le letture fatte in passato, senza un interesse specifico su questo argomento; ho cercato in altri termini di cogliere gli eventi così come si sono svolti nell'ambito della relazione analitica.
La difficoltà maggiore è quella di avventurarsi in un campo che il lavoro scientifico della nostra civiltà non è giunto a chiarire; non possiamo nemmeno prevedere se vi arriverà utilizzando i metodi che finora hanno caratterizzato l'attività scientifica o uscendo da quella visione della realtà che ci pare l'unica possibile perché è l'unica che siamo attualmente in grado di cogliere. Arrivati al punto in cui non abbiamo spiegazioni sul modo in cui questi fenomeni avvengono siamo tentati di retrocedere su un terreno più affidabile. Eppure la ricerca, anche la più rigorosa, non è solo il frutto della meccanica applicazione di un metodo di lavoro, nella ricerca c'è intuizione e l'intuizione nasce dietro la sfera della coscienza in un regno che non è certo sotto il segno della realtà. La vera intuizione forza ogni volta