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Descrivo una modalità di relazione di una paziente la cui caratteristica principale è l'assenza di uno spazio interno e conseguentemente della capacità di appropriarsi e sperimentare i propri sentimenti e vissuti interiori.
Nelle sedute sembra che non ascolti e che tutto scivoli via; rappresentativo di questo è un sogno dove la paziente si sente una lastra di vetro.
Per quanto mi riguarda ho spesso la sensazione di essere tenuta a fredda distanza, come raggelata nelle mie reazioni. Il materiale che presento vuole mettere in evidenza alcuni modi con i quali la paziente si è avvicinata all'esperienza di separazione nel corso dei primi due anni di analisi.
A questo scopo riporto due sedute di cui una appartiene ai primi mesi di analisi e l'altra alla fine del secondo anno.
A circa cinque mesi dall'inizio dell'analisi la paziente viene all'ultima seduta prima delle vacanze pasquali e mi racconta un sogno:
“Sono sposata con due uomini: uno è mio marito e l'altro è il figlio di una ricca signora di Milano. Vedo i miei suoceri, ma non ho bisogno di loro perché ho il marito di Milano. Ero contenta di avere due mariti, ero però più affezionata a mio marito vero.
Le associazioni riguardano prevalentemente i suoceri che vengono descritti come persone che si perdono per pochi soldi: non li prestano alla figlia per costruirsi la casa, né li presterebbero ad altri. Quanto ai mariti, la paziente si dichiara molto soddisfatta di averne due. Ricorda