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Ho voluto fare alcune osservazioni sulle difficoltà, che emergevano nel gruppo di lavoro, sotto forma di domande su quello che si deve fare o quello che è meglio dire, in rapporto all'esame di situazioni particolarmente difficili e per il paziente, e per l'analista. Questo clima si creava frequentemente quando avevamo a che fare con pazienti la cui identità non si era mai potuto costituire, proprio perché avevano pensato di crescere attraverso il no.
Ora, mi pare che quanto più ci si avvicina all'analisi di questi aspetti, tanto più l'analisi diventa viva, ma anche dolorosa e difficile. E questo mi sembra che succeda perché sia il paziente che l'analista incominciano ad esaminare in modo diretto come l'esperienza con l'analista e la sua introiezione sia disturbata proprio dalla presenza di sentimenti di appropriazione invidiosa.
Si ha appunto a che fare con sentimenti che non sono solo gioia, tenerezza, ma anche rabbia, livore, esplosività, sentimenti legati all'esistenza di un genitore psicoanalista che è esperimentato come diverso da te, che va e che viene.
Tutto questo è reso molto doloroso e difficile dai sentimenti di colpa a cui si sente esposto il paziente e di rimando anche lo psicoanalista, sentimenti che sono tanto più profondi ed acuti quanto più profondo è stato il processo di scissione schizoparanoide del paziente.
Ho trascritto due sedute avvenute alla distanza di due anni,