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Vorrei inserirmi nel punto in cui la Generali parla di quelle persone che, per le loro condizioni, sono indifese contro il dolore mentre l'analista sperimenta sul suo versante che qualsiasi cosa si faccia accentua il dolore: se da un lato si vorrebbe evitare una ulteriore sofferenza, questo spesso è impossibile. Cercherò di legare questo stato—che tende a stabilire una immobilità assoluta—al tipo di relazione che il paziente chiede, cioè una relazione adesiva, ed al problema di mancata differenziazione tra interno ed esterno.
Il materiale che riporto appartiene ad una giovane donna venuta in analisi per problemi di frigidità che riguardavano i suoi rapporti in un modo più esteso che non il solo ambito sessuale.
La paziente esordì—nella seduta che riferisco—dicendo di essersi confusa circa l'ora in cui venire in analisi e sullo stesso giorno. Poi mi parlò di un anello che portava al dito e che era solita non sfilare mai, molto stretto ed aderente al suo dito. Associò quindi la seduta del giorno prima: “pensavo al fatto che sento ogni rapporto umano connaturato con l'idea di una perdita, come qualcosa di inscindibile: non c e un prima e mi dopo. Questo mi sembra un vero dato oggettivo e per questo non riesco a vivere un rapporto. C'è chi valorizza il passato, il ricordo, ma io non ne sono capace. L'unico rapporto eterno è tra madre e figlio perché non ci sarà mai indifferenza, essi possono stare divisi per tanto tempo ma continuano il loro rapporto”.