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“Analisi”, come termine lessicale legato “alla razionalità, al procedimento mentale più o meno rigoroso e sistemico”,—e quindi a un'inclinazione epistemologica del pensiero filosofico (e, in questo ambito, contrapposto a “sintesi”) e successivamente delle scienze in genere—comincia a “circolare” in Europa con Descartes (Fogarasi M., 1973-74)5. Storicamente la fortuna della voce e dei suoi derivati è dovuta all'influenza delle voci francesi: analyse , analyste , analytique , analysable , analyser . Ed è in Francia probabilmente che Freud la raccoglie, e vi si accostuma intimamente, nella sua natura di richiamo a un metodo di cognizione scientifica che ha accompagnato il termine nel corso della sua diffusione nel secolo precedente . D'altra parte la voce, alla sua epoca, era già entrata, e da molto tempo, nelle conversazioni colte come “termine comune di divulgazione scientifica”; per es. nel “Caffè” e nella retorica giornalistica e oratoria della Repubblica Cisalpina (Cortellazzo M., Zollo B. 1979) 2.
Egli vi si riferisce difatti, all'inizio dell'uso che ne fece—malgrado la sua base terminologica e i suoi criteri operativi fossero legati alla medicina—richiamandosi ai procedimenti delle scienze naturali (un faro ispirativo che non cessò mai di guidarlo nella ricerca), e precisamente ai procedimenti del chimico:
“Perchè, “anlisi”, che significa frazionamento, decomposizione e suggerisce un'analogia col lavoro effettuato dal chimico sulle sostanze che egli trova in natura e che porta nel suo laboratorio?” (Wege der psychoanalitischen, ). E, ancora in precedenza, aveva affermato: “L'intenzione di questo progetto è di dare una psicologia che sia una scienza naturale, ossia di rappresentare i processi psichici come stati quantitativamente determinati di particelle