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Ero l'analista di Maristella Fontana. Questo mi mette in una situazione del tutto particolare perché potrei dire molto di lei, molto di più di qualunque altra persona, ma è chiaro che non voglio farlo: ritengo che Maristella Fontana, anche morta, abbia diritto al rispetto del segreto professionale. Così mi asterrò dal fare elogi alle sue qualità personali, i cui risvolti abbiamo avuto modo di investigare insieme durante i sei anni di minuzioso lavoro psicoanalitico.
Ci sono aspetti di Maristella che sono di dominio pubblico e quindi posso sottolineare senza violare alcun segreto.
Non è un mistero, anche perché lei stessa non lo nascondeva, senza pur altro cadere in un facile vittimismo, che la sua vita è stata molto difficile. Difficile dal punto di vista finanziario, difficile dal punto di vista di trovare la sua strada. Dopo essersi relativamente sistemata in Italia, non ha avuto paura di ricominciare con le difficoltà finanziarie, di ambiente e di lingua qui a Londra. La sua tenacia era stata alla fine premiata: era riuscita a frequentare l'impegnativo corso del Tavistock Centre designato ad abilitare gli psicoterapeuti per bambini. Questo lavorando al tempo stesso per mantenersi, pagare le rate di frequenza, e naturalmente trovando tempo e denaro per cinque sedute settimanali di analisi. Dopo avere ottenuto l'abilitazione, si era finalmente sistemata: aveva un lavoro part-time al Tavistock stesso, un altro ad una Child-Guidance Clinic, e stava iniziando anche la pratica privata. Aveva potuto finalmente