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Non è mia intenzione, attraverso queste brevi riflessioni su oblio e memoria dell'altro, di giungere ad una definizione metapsicologica stabile o cristallizzata del concetto di oblio in psicoanalisi. Ciò può essere in rapporto con il fatto di essere solo all'inizio di una esplorazione, quindi di fronte a rischio ed incertezza. Ma d'altra parte proprio rischio ed incertezza sembrano essere le vie di ogni ricerca. A complicare il campo emotivo creato da questi sentimenti aggiungerò la intenzionale ingenuità di un ricorso ad una personalogia in senso letterale, per cui l'Altro debba essere inteso come un individuo, una persona che possegga la memoria confrontato ad un oblio inteso genericamente come assenza di memoria. Un tentativo può esser fatto per trascendere questa ingenuità facendo ricorso al concetto di “mente di coppia”.
Giacché comunque in analisi si è molto interessati alla ripresentificazione del passato, mi sembra che un certo sollievo possa derivare dalla parola ricordare, sia per i suoi aloni semantici, sia perché per un momento ci allontaniamo da memoria ed oblio.
L'attivazione della capacità di ricordare, vista come una funzione mentale dell'analizzato, distinta comunque dal portar memorie, appare in analisi legata alla creazione di un contesto dove l'altro della coppia, l'analista, assicuri un funzionamento mentale capace di fluidità. Essa non può realizzarsi se non in uno con l'attività dell'associare.